7 Ottobre 2013 18:40

La super tassa sulle sigarette elettroniche o il coefficiente del terrore?

Ricaricare i prezzi alla vendita più del doppio. È l’effetto della supertassa decisa dal Governo che costringerebbe i rivenditori di sigarette elettroniche ad applicare sui loro prodotti prezzi fuori mercato. Circola su Internet e sui social network uno schema riassuntivo che propone un semplice calcolo algebrico per fornire il quadro completo del terremoto prodotto dalla legge 99/2013. Prezzi più che raddoppiati, se si volessero mantenere inalterati i margini e i guadagni. In pratica la tassa del 58,5% porta a moltiplicare ogni prodotto per 2,41, con un “prima” e un “dopo” a distanza abissali. Il coefficiente che vuol dire la fine del settore.

Vediamoli, allora, questi conti “impossibili”. Si parte da un liquido da 10 ml. “Se prima lo vendevi a 6 euro – spiega la tabella – dopo dovrai venderlo a 14,5 euro”. Va da sé che si tratta di un prezzo insostenibile per un mercato già allo stremo per le campagne mediatiche anti-sigaretta elettronica e che non potrebbe lontanamente competere con i prezzi degli e-shop online. Il mercato è comunitario, anzi globale, e le merci viaggiano comodamente via posta, ormai a prezzi di spedizione concorrenziali, spesso pari a zero: due clic e non c’è neppure il fastidio di uscire da casa. Lo schema è impietoso. Ancora di più se si prende il prezzo all’origine, altino in verità, di un Big Battery Top: si passerebbe da 240 euro a 578,3. Difficile pensare che uno svapatore evoluto abbia il desiderio di accaparrarsi un vaporizzatore che costa quanto un Tv o due iPad.

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